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	<title>emanuela blog &#187; Articoli on line su Lucidamente.com</title>
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		<title>I Pooh fermeranno la loro musica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2015 10:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli on line su Lucidamente.com]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia, ufficializzata dalla band da qualche settimana, coinciderà con la celebrazione delle nozze d’oro artistiche. Nel giugno 2016 l’evento “L’ultima notte insieme”, con tre concerti I Pooh hanno detto “stop”. Chi l’avrebbe mai pensato, tra i fans che – chissà quante volte – hanno canticchiato Chi fermerà la musica? Roby, Dody e Red si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La notizia, ufficializzata dalla band da qualche settimana, coinciderà con la celebrazione delle nozze d’oro artistiche. Nel giugno 2016 l’evento “<em>L’ultima notte insieme</em>”, con tre concerti</strong></p>
<p>I Pooh hanno detto “stop”. Chi<span id="more-714"></span> l’avrebbe mai pensato, tra i fans che – chissà quante volte – hanno canticchiato <em>Chi fermerà la musica</em>? Roby, Dody e Red si diranno addio nel giugno 2016, proprio mentre festeggeranno 50 anni di musica insieme. E, per salire sul palcoscenico uniti per l’ultima volta, richiameranno a raccolta proprio tutti: <strong>Stefano D’Orazio</strong>, lo storico batterista ritiratosi nel 2009, e <strong>Riccardo Fogli</strong>, il bassista che abbandonò il gruppo nel 1973. Unico grande assente, ma soltanto fisicamente, <strong>Valerio Negrini</strong>. Considerato da sempre il “quinto Pooh”, fu il loro batterista fino al 1971 ma, soprattutto, storico paroliere dal 1966 al 2013, anno in cui morì precocemente.</p>
<p><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/11-Ultima-notte-insieme.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/11-Ultima-notte-insieme-300x139.jpg" alt="11-Ultima-notte-insieme" width="300" height="139" /></a></strong></p>
<p><strong>Nel 2016, quindi, tre concerti</strong> <strong>per <em>L’ultima notte insieme</em> </strong>al loro affezionato pubblico: a Milano, Stadio San Siro, venerdì 10 e sabato 11, e a Roma, Stadio olimpico, mercoledì 15 giugno. Sarà una <em>reunion</em> storica, nella quale condivideranno il palcoscenico due artisti che mai prima lo avevano fatto, avendo l’uno sostituito l’altro nella band: Riccardo Fogli e <strong>Red Canzian</strong>. Perciò, probabilmente, nel corso del concerto rivivranno anche i Pooh targati anni Sessanta-Settanta, con <em>Piccola Katy</em>, <em>Tanta voglia di lei</em>, <em>Pensiero</em>, solo per citare alcuni titoli. Avendo, per mezzo secolo, lanciato in media un album all’anno, i Pooh hanno fattivamente contribuito a scrivere la <a title="storia" href="http://www.lucidamente.com/category/storia-2/">storia</a> della musica italiana. Con differenti stili – tra cui il musical <em>Pinocchio</em> – e alternando l’intramontabile tematica dell’amore e del tradimento a questioni più scomode: il difficile rapporto padre-figlio in <em>Mio padre una sera</em>; l’omosessualità in <em>Pierre</em>; la solitudine in <em>Uomini soli</em>, che valse loro la vittoria al Festival di Sanremo nel 1990.</p>
<p><strong>Non sono poi mancati brani esclusivamente strumentali,</strong> come <em>Viva</em>, la seconda parte di <em>Dove comincia il sole</em> e <em>Parsifal</em>: vere e proprie opere-capolavoro di <strong>Roby Facchinetti</strong>. Brani come <em>Dammi solo un minuto</em> sono stati riproposti, in chiave più moderna, da artisti diversi. Altri sono già cimeli musicali: <em>Noi due nel mondo e nell’anima</em>, <em>Canterò per te</em>, <em>Buona fortuna</em>, <em>La donna del mio amico</em>, <em>Dimmi di sì</em>, oltre ai brani sopra citati.</p>
<p><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/11-parsifal-pooh.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/11-parsifal-pooh.jpg" alt="11-parsifal pooh" width="200" height="197" /></a></strong></p>
<p><strong>Negli stadi di Roma e Milano l’emozione</strong> <strong>sarà palpabile,</strong> accompagnata dall’aura di tristezza tipica di un addio. Ma non dimentichiamo che i Pooh sono state persone coraggiose. E privilegiate, se, in tempi come questi, hanno resistito sulla scena musicale per un cinquantennio. E, in quanto esseri umani, sono portatori di desideri, ricordi, speranze; ma anche di differenti esigenze di sperimentarsi individualmente. Così D’Orazio, sei anni fa, si lasciò alle spalle 38 anni di vita condivisa con i compagni per dedicarsi a tutt’altro. Lo stesso Facchinetti, cofondatore del gruppo, ha recentemente vestito i panni di coach a <em>The Voice</em>, insieme al figlio Francesco. A chi, ne <em>L’ultima notte insieme</em> ai Pooh, si sentirà strappare via un pezzo della propria storia, diciamo: venga rispettata la loro decisione di sciogliere la band!</p>
<p><strong>E non si dimentichi mai l’incipit di un loro famosissimo</strong> brano degli anni Novanta, col quale desideriamo chiudere: «Si può essere amici per sempre anche quando le vite ci cambiano, ci separano e ci oppongono. Si può essere amici per sempre anche quando le feste finiscono e si rompono gli incantesimi».</p>
<p><strong>Emanuela Susmel</strong></p>
<p><em>(LucidaMente, anno X, n. 119, novembre 2015)</em><strong> </strong><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Bataclan prima del 13 novembre 2015</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2015 10:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli on line su Lucidamente.com]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia del famoso locale di musica dal vivo sito nell’XI “arrondissement” parigino, dalla nascita all’attentato del mese scorso Il Bataclan ha pagato il maggior tributo di vittime negli attacchi terroristici parigini di matrice islamica che il 13 novembre scorso hanno sconvolto l’Occidente (vedi anche Terrorismo, islam e l’integrazione rifiutata). Visitando il sito Internet del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La <a title="storia" href="http://www.lucidamente.com/category/storia-2/">storia</a> del famoso locale di musica dal vivo sito nell’XI “<em>arrondissement</em>” parigino, dalla nascita all’attentato del mese scorso</strong></p>
<p>Il <strong>Bataclan</strong> ha pagato il maggior tributo di vittime negli <span id="more-711"></span>attacchi terroristici parigini di matrice islamica che il 13 novembre scorso hanno sconvolto l’Occidente (vedi anche <a href="http://www.lucidamente.com/32996-terrorismo-islam-e-lintegrazione-rifiutata-corsi/"><em> </em></a><em><a title="Terrorismo, islam e l’integrazione rifiutata" href="http://www.lucidamente.com/32996-terrorismo-islam-e-lintegrazione-rifiutata-corsi/">Terrorismo, islam e l’integrazione rifiutata</a></em>). Visitando il sito Internet del locale, l’unica pagina che appare – con i colori del lutto – contiene un pensiero alle vittime, un ringraziamento ai clienti affezionati, un numero verde da chiamare per recuperare gli effetti personali. E un arrivederci a quando le autorità avranno terminato le loro indagini.</p>
<p><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-Novecento.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-Novecento-300x199.jpg" alt="11-Bataclan Novecento" width="300" height="199" /></a>Ma qual è la storia del teatro parigino al civico 50 </strong>di <em>Boulevard Voltaire</em>, rimbalzato alla cronaca per il più sanguinoso attentato in Francia dal dopoguerra? Noi ve la vogliamo raccontare, per omaggiare un luogo e un popolo tanto vicini a noi quanto così duramente colpiti. E per tentare di rimuovere dalla nostra mente, seppur temporaneamente, l’immagine più cruda della donna incinta rimasta a lungo appesa alla finestra del secondo piano dell’edificio, per sfuggire alla furia degli attentatori. Il Bataclan – nome ispirato all’operetta di <strong>Jacques</strong> <strong>Offenbach</strong> del 1855, <em>Ba-ta-clan</em> – fu inaugurato il 3 febbraio 1865 come grande sala da <em>café-concert</em>. Al piano terra vi erano il caffè e il teatro, mentre la pista da ballo era situata al piano superiore. La facciata dall’aspetto orientaleggiante – di ispirazione architettonica cinese – era arricchita da una pagoda con statue raffiguranti divinità e dragoni cinesi.</p>
<p><strong>La sua proprietà subì vari cambiamenti fino al 1910</strong>, anno in cui fu restaurato e dedicato alla “rivista”, un genere di teatro d’intrattenimento. Sedici anni più tardi, a seguito di scelte fallimentari, fu rivenduto e trasformato in un cinema. Nel 1933 andò a fuoco e l’incendio distrusse la pagoda. Nel 1950 venne demolito e ricostruito secondo la struttura che ancora oggi lo contraddistingue. Nel 1969 fu nuovamente adibito a sala per gli spettacoli. I colori sgargianti risalgono invece all’ultimo restauro del 2006.</p>
<p><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-esterno.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-esterno-300x216.jpg" alt="11-Bataclan esterno" width="220" height="159" /></a>Dichiarato monumento storico nel 1991, il </strong><strong>Bataclan</strong> ha una capienza di circa millecinquecento persone e ospita concerti, numeri comici, serate disco e di <em>café-théâtre</em>. Prima della band californiana <strong>Eagles of Death Metal</strong>, la sera del fatidico 13 novembre, negli anni ha accolto vere e proprie celebrità: da <strong>Maurice Chevalier</strong> nel primo Novecento, a <strong>Korn</strong>,<strong> Lou Reed</strong>, <strong>Oasis</strong>, <strong>Patti Smith</strong>, <strong>Velvet Revolver</strong>, per citarne alcuni, in epoca contemporanea. Dal 2007, a più riprese, la sala concerto era stato oggetto di minacce da parte di gruppi radicali islamici poiché di proprietà ebrea. E per aver ospitato conferenze e manifestazioni di organizzazioni ebraiche e israeliane.</p>
<p><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-interno.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/11-Bataclan-interno-300x200.jpg" alt="11-Bataclan interno" width="220" height="147" /></a></strong></p>
<p><strong>Di sicu</strong><strong>ro g</strong><strong>li attentati del 13 novembre scorso hanno sconvolto</strong> anche il mondo musicale. Diversi artisti, infatti, hanno annullato i propri concerti in Europa: <strong>U2</strong>, <strong>Foo Fighters</strong> e <strong>Motorhead</strong>. Sono stati rafforzati pesantemente i controlli per i concerti di <strong>Justin Bieber</strong> e di <strong>Snoop Dog</strong> negli Stati Uniti. E <strong>Bob Dylan</strong>, esibitosi a Bologna il 18 e il 19 novembre, ha preteso la presenza di guardie armate in sala. Psicosi o timori fondati per il reiterarsi di attacchi terroristici del genere? La Storia si sta scrivendo anche in questi giorni…</p>
<p><strong>Le immagini</strong>: il Bataclan nei primi del Novecento e oggi.</p>
<p><strong>Emanuela Susmel</strong></p>
<p><em>(LucidaMente, anno X, n. 120, dicembre 2015)</em><strong> </strong><em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nostalgia di “Ritorno al futuro”? Tenetevi pronti per un nuovo viaggio!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2015 10:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti gli eventi in programma mercoledì 21 ottobre 2015 per celebrare i trent’anni dall’uscita del film di culto A trent’anni dall’uscita della celebre trilogia, il prossimo 21 ottobre in Italia sarà festeggiato il Ritorno al futuro day al cinema. È infatti in questa data che, nel secondo capitolo della saga, a bordo della famosa macchina del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti gli eventi in programma mercoledì 21 ottobre 2015 per celebrare i trent’anni dall’uscita del film di culto</p>
<p>A trent’anni dall’uscita della celebre trilogia, il prossimo 21 ottobre in Italia sarà <span id="more-667"></span>festeggiato il Ritorno al futuro day al cinema. È infatti in questa data che, nel secondo capitolo della saga, a bordo della famosa macchina del tempo, i due protagonisti approdano in una cittadina del 2015. L’evento è organizzato da Nexo Digital e Universal Pictures Italia Home Video, in collaborazione con Radio Deejay e Mymovies.it.</p>
<p>11-Ritorno-al-futuro-al-cinema-locandinaIl 21 ottobre, a disposizione dei fan del film, vi saranno incontri, mostre e contest. Perfino una nuova versione, ricca di contenuti speciali, della pellicola di Robert Zemeckis, interpretata, fra gli altri, da Christopher Lloyd e Michael J. Fox. L’elenco dei cinema che la proporranno sarà disponibile a breve sul sito www.nexodigital.it. E agli spettatori verrà dato in omaggio l’esclusivo poster ufficiale dedicato all’evento. Ma dal 21 ottobre saranno disponibili anche vari adattamenti home video, oltre a due nuovi cofanetti prodotti dalla Universal Pictures: Ritorno al futuro. La Trilogia – 30esimo Anniversario (blu-ray e dvd); Edizione speciale Ritorno al futuro. La Trilogia – 30esimo Anniversario Flux Capacitor Limited Edition Collection (solo blu-ray), venduta insieme a un libretto ricco di immagini inedite.</p>
<p>A pubblicizzare e festeggiare l’evento, numerose pagine facebook ufficiali e siti web che segnano il countdown per la data fatidica. Non manca nemmeno la testimonianza della reunion fra i tre attori protagonisti del film: Christopher Lloyd (che interpretava l’eccentrico inventore Doc) ha postato per l’occasione sul suo profilo instagram uno scatto con Michael J. Fox (Marty) e Lea Thompson (Lorraine).</p>
<p>11-reunion-attori-Ritorno-al-FuturoIl trentennale viene celebrato anche fuori dal nostro Paese. In occasione dell’evento London Film &amp; Comic Con, Londra ha accolto l’intero cast della pellicola: i fan hanno potuto scattare foto insieme agli attori davanti alle torri dell’orologio del 1885 e del 1955. Negli Stati Uniti d’America sono state firmate svariate petizioni per convincere il presidente Barack Obama a istituire il 21 ottobre come festa nazionale. Di certo, il primo episodio della trilogia rappresenta un’icona di fama mondiale del cinema degli anni Ottanta. Non a caso ha ricevuto – fra gli altri – il premio Oscar per il miglior montaggio sonoro. E dal 2007 è conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Tutti pronti per il 21 ottobre, quindi: gli adulti per rivivere le emozioni del passato, i ragazzi per gustare – per la prima volta – una pellicola che, nonostante l’inesorabile passare del tempo, non sarà mai fuori moda.</p>
<p>Le immagini: la locandina dell’evento Ritorno al futuro day al cinema e lo scatto pubblicato da Christopher Lloyd sul proprio profilo instagram, con Lea Thompson e Michael J. Fox.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n. 118, ottobre 2015)</p>
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		<title>A Expo 2015 con “LucidaMente”</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 21:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli on line su Lucidamente.com]]></category>

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		<description><![CDATA[A Milano una rassegna di proposte internazionali sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” Trascorrere una giornata nel Mondo: questa la percezione che si prova percorrendo Expo 2015, l’esposizione universale ospitata a Milano, che si concluderà il prossimo 31 ottobre. Per visitarla tutta, probabilmente non basterebbero tre giornate: disponendo di appena una quindicina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Milano una rassegna di proposte internazionali sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”</strong></p>
<p>Trascorrere una giornata nel Mondo: questa la percezione che<span id="more-612"></span> si prova percorrendo Expo 2015, l’esposizione universale ospitata a Milano, che si concluderà il prossimo 31 ottobre. Per visitarla tutta, probabilmente non basterebbero tre giornate: disponendo di appena una quindicina di ore, abbiamo dovuto rinunciare ad alcuni padiglioni, che pur ci avrebbero interessato; come quello degli Emirati arabi (ben due ore di coda per entrarvi). Abbiamo piacevolmente gustato la tenerissima carne argentina, nonché cenato a base di kebab turco; sgranocchiando, nel frattempo, croccanti intrecci di pane speziato della Repubblica ceca e ottimi e leggeri gamberi coreani con verdure in pastella.</p>
<p><strong>Il padiglione zero ci ha introdotto alla visita dell’esposizione</strong>, attraverso una panoramica dello sviluppo agricolo, economico e finanziario di varie zone del pianeta. Inoltre, un plastico raffigurante quintali di frutta e di verdura destinata alla distruzione; pur essendo ancora commestibile, ha inteso denunciare lo spreco alimentare mondiale. Da est a ovest, lungo l’asse del decumano, avremmo potuto immergerci in più di 130 profumi e culture affascinanti quanto differenti tra loro: tanti sono, infatti, i paesi partecipanti alla mostra. Ciascun padiglione riproduce – a cominciare dall’aspetto esterno – ricchezze e stralci di storia, alcuni dei quali non citati sui libri di scuola. In quello dell’Irlanda, abbiamo passeggiato per la campagna locale con i verdi pascoli. I temi propostici dalla Repubblica ceca sono invece stati l’acqua, come fonte di energia vitale, e la riciclabilità dei materiali. Il sito ci ha inoltre offerto uno spunto di riflessione sull’emissione di rumori da parte dell’uomo in mezzo alla natura. Dopo una carrellata di pregiate porcellane prodotte nella cittadina di Dubí, abbiamo trovato riposo su colorati puff, realizzati dal riciclo di bottiglie di plastica. Per entrare nel grande giardino brasiliano – con tema la biodiversità – siamo transitate per la parte sopraelevata del sito, camminando su una rete sospesa; percorso che sconsigliamo a chi soffre di vertigini.</p>
<p><strong>La Malaysia ci ha regalato un’immersione nella tipica giungla</strong>, con simpatica interattività con tigri e altri animali locali proiettati da uno schermo. All’interno dei silos allineati formanti il padiglione argentino, il tema della nutrizione è palpabile mediante spazi sensoriali e simulazioni. Un tripudio di meravigliose varietà di colori e di tecnologia è invece il sito della Corea del Sud. L’importanza del cibo è rimarcata da varie proposte riguardanti la loro conservazione; ma anche dalla presentazione della composizione del piatto tipico coreano, l’hansik: riso e svariate verdure. Di esso, vengono proposte le calorie e l’equilibrio, grazie a braccia meccaniche che ruotano di 360 gradi. Nel padiglione dell’Azerbaigian – costituito da tre sfere di vetro poste su più livelli – abbiamo ammirato differenti tonalità di colore, dal viola all’arancione, passando per il giallo e per il verde; ciascuna rappresentante differenti biosfere. Dalla Spagna abbiamo appreso alcune tipiche proposte culinarie, a base, fra l’altro, di pane, di olive e del noto maiale iberico, di razza unica.</p>
<p><strong>Nel settore polacco – composto da scatole di legno</strong> sfalsate l’una rispetto all’altra – ci siamo avventurate per il Giardino magico costellato da alberi di mele. Ammirando vere e proprie sculture topografiche realizzate in cioccolato, abbiamo poi ritirato un omaggio a base di erbe medicinali: petali di rose, melissa e camomilla. Non potevamo mancare infine al padiglione Italia. Come paese ospitante, il Belpaese si è meritato una rappresentazione – anche regionale – lungo tutto l’asse del cardo: 350 metri che intersecano il decumano, collegando il sito espositivo da nord a sud. La struttura, realizzata in materiale avveniristico, attira a sé l’inquinamento, trasformandolo in particelle inerti. Dapprima una sala dedicata alla Potenza del saper fare, attraverso l’esperienza diretta di personaggi locali. Poi la sala riservata alla Potenza della Bellezza, preceduta da immagini di disastri idrogeologici dovuti a una crescita senza regole: specchi a tutto campo che restituiscono, su ogni lato, la meraviglia di alcune storiche bellezze italiane invidiateci nel mondo. Nella sala dedicata alla Potenza del limite abbiamo ascoltato alcune delle 21 storie regionali di imprenditoria agricola e industriale. Siamo infine approdati all’Albero della Vita, un maestoso intreccio di acciaio e di legno, alto 37 metri, situato al centro della Lake Arena. Ne abbiamo ammirato – con stupore e talvolta commozione – i giochi serali di luci, che, contornate da più o meno alti zampilli d’acqua, si accendevano e spegnevano al ritmo di una musica straordinaria.</p>
<p><strong>Un po’ critico, invece, l’aspetto logistico del sito</strong>. Sconsigliamo di recarsi all’esposizione – situata a nord-ovest di Milano – con l’auto privata, ovvero di sincerarsi del giusto accesso. Se, una volta entrati, vi è un frequentissimo collegamento tramite navetta, raggiungere dall’esterno un diverso accesso è tutt’altro che agevole ed economico. Trattandosi di strada – benché breve – non pedonale, occorre infatti prendere la metropolitana o un taxi. Attenzione anche alle indicazioni stradali del sito espositivo: ci si potrebbe trovare all’entrata principale, presso cui si è costretti a lasciare l’automobile in un parcheggio a pagamento. Problemi, questi, evitabili recandosi all’Expo in pullman o in treno, anche considerato l’eccellente collegamento con il sito espositivo.</p>
<p>Le immagini: l’Albero della Vita con giochi di luce e di acqua notturni e immagini dai padiglioni di Brasile, Azerbaigian, Italia (foto a cura dell’autrice dell’articolo).</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n.117, settembre 2015)</p>
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		<title>Gli adolescenti secondo Monica Giuliani</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 21:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I turbamenti vissuti dai ragazzi di oggi e le preoccupazioni dei genitori illustrati nel manuale “Adolescenti. Cosa faccio quando non mi vedi” (Mind Edizioni) L’adolescenza dei figli non deve essere considerata dai genitori una malattia, ma un’occasione per mettersi in gioco e per migliorare le reciproche esistenze. Occorre armarsi di pazienza e allenarsi a equilibrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I turbamenti vissuti dai ragazzi di oggi e le preoccupazioni dei genitori illustrati nel manuale “Adolescenti. Cosa faccio quando non mi vedi” (Mind Edizioni)</strong></p>
<p>L’adolescenza dei figli non deve essere considerata dai genitori una<span id="more-609"></span> malattia, ma un’occasione per mettersi in gioco e per migliorare le reciproche esistenze. Occorre armarsi di pazienza e allenarsi a equilibrare i “sì” e i “no”, attendendo fiduciosi che il difficile periodo passi. Questi i principali assunti di Monica Giuliani – life coach e madre di tre figli, due in età “critica” – in Adolescenti. Cosa faccio quando non mi vedi (Mind Edizioni, pp. 102, € 8,90), un manuale per tutta la famiglia (si veda anche l’intervista di LucidaMente all’autrice, «Un genitore deve semplicemente fare da ponte…»).</p>
<p><strong>Nell’opera vengono analizzati gli ambiti più problematici</strong> dell’adolescenza: il disordine in camera, le fughe da scuola, il fumo, l’alcool, il motorino, la vacanza senza i genitori, gli incontri sessuali quando la casa è vuota. Per ciascuno di essi, la Giuliani parte dal punto di vista dei protagonisti, attraverso una serie di interviste delle quali vengono riportate le risposte. Non esiste una “scuola per genitori”, né una soluzione univoca ai problemi adolescenziali. Viene pertanto suggerito a mamme e papà un metodo semplice: dividere un foglio bianco a metà e scrivere, in due diverse colonne, le motivazioni pro e contro ogni richiesta dei figli. La risposta, calibrata secondo i soggetti interessati, scaturisce così dalla lunghezza di entrambe le colonne.</p>
<p><strong>Fondamentale è l’esempio che gli adulti dovrebbero dare </strong>– più a fatti che a parole – fin dai primi anni di vita dei figli. Affettuosi, neutrali e sempre pronti al dialogo ma fermi sulle decisioni, da condividere con il partner: questo è il modello di padri e madri che crescono insieme ai ragazzi. Il “muro contro muro” distrugge il ponte genitori-figli invece di costruirlo. E a nulla vale, al giorno d’oggi, l’esperienza delle generazioni passate, comprese quelle vissute da mamma e papà.</p>
<p><strong>La sfida più difficile per le famiglie odierne è infatti quella</strong> di trovare nuovi metodi educativi, efficaci nell’era digitale: un’epoca in cui, spiega la stessa Giuliani, «la velocità di pensiero e di azione è impressionante, quindi i vecchi suggerimenti dei nonni non hanno più presa. Siamo noi genitori che dobbiamo cambiare, rinnovarci e adattarci a loro». A partire dall’utilizzo dei social network, che talvolta rappresentano il vero pericolo per i ragazzi (si vedano al riguardo i tanti articoli pubblicati su LucidaMente: Minaccia cyberbullismo; Servono genitori più attenti verso i figli; La chat infuoca la rete e congela i rapporti umani; …Fino alla “cybersexual addiction”; Il “sexting” contagia anche gli italiani. Minorenni compresi). Se il sabato sera escono con gli amici, per quanto possa risultare stancante, bisognerebbe attendere svegli il loro ritorno: soltanto così, infatti, si può verificare se abbiano bevuto o assunto qualche sostanza pericolosa; naturalmente, tenendo conto degli artifici elusivi da loro messi in atto.</p>
<p><strong>Inoltre, la regola del rispetto non passa mai di moda</strong>: via libera perciò a punizioni – purché motivate – impartite a un figlio irriverente. E se i ragazzi sbagliano, i genitori dovrebbero trovare il coraggio di lasciarli fare, tendendo loro una mano per rialzarsi: gli errori servono infatti a maturare e ad acquistare consapevolezza sui limiti di un’esistenza in divenire.</p>
<p>Le immagini: la copertina di Adolescenti. Cosa faccio quando non mi vedi e un manifesto con le problematiche adolescenziali.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n. 117, settembre 2015)</p>
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		<title>Tra Assisi e Perugia, un fine settimana fuori dal tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 21:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli on line su Lucidamente.com]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fascino dei borghi medievali accompagnato dal profumo di tartufo, che si insinua fra negozi e stradine. Il reportage di una due giorni umbra Qualora si desideri assaporare atmosfere di un passato intriso di storia, l’Umbria è una delle terre da esplorare. In un weekend pre ciclone Caronte di luglio ci siamo addentrati in questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il fascino dei borghi medievali accompagnato dal profumo di tartufo, che si insinua fra negozi e stradine. Il reportage di una due giorni umbra</strong></p>
<p>Qualora si desideri assaporare atmosfere di un passato<span id="more-606"></span> intriso di storia, l’Umbria è una delle terre da esplorare. In un weekend pre ciclone Caronte di luglio ci siamo addentrati in questa regione, i cui colori ci hanno immediatamente ricordato la Svizzera. Destinazioni del nostro fine settimana fuori porta sono state Assisi e Perugia (si vedano, in calce, gli articoli pubblicati da LucidaMente al riguardo).</p>
<p><strong>“Titolari” ad honorem della città di Assisi</strong> sono Francesco e Chiara, dei quali anche Dante Alighieri scrive nel Paradiso della sua Divina commedia. I loro corpi furono ritrovati, rispettivamente, nel 1818 e nel 1850: da allora, il luogo è diventato meta internazionale di pellegrinaggi che non conoscono stagioni. Dopo avere lasciato l’automobile nel parcheggio appena fuori le mura, ci siamo addentrati sulla strada principale, via San Francesco. L’abbiamo percorsa, assaporando atmosfere medievali e godendo di uno splendido paesaggio collinare dalle verdi sfumature, intervallato da coltivazioni di olivi e di viti. Siamo quindi giunti alla Basilica di San Francesco, risalente al XIII secolo: ne abbiamo visitato la chiesa inferiore, la chiesa superiore e la cripta, quest’ultima contenente la salma del santo. Della prima, abbiamo ammirato le cappelle laterali e l’altare maggiore, in fondo alla navata, in corrispondenza della tomba di Francesco.</p>
<p><strong>Sopra di esso abbiamo poi riconosciuto le tre virtù</strong> fondamentali del santo: la povertà, l’obbedienza e la castità, raffigurate in quattro grandi affreschi opera di Giotto. Come non visitare, poi, la Basilica di Santa Chiara, finita di costruire nel 1265? Abbiamo immediatamente notato il fianco sinistro, rinforzato da ampi archi. Ma anche l’interno – in stile gotico – caratterizzato da una navata unica, a croce latina: su quest’ultima si apre la Cappella di Sant’Agnese, dedicata alla sorella di Chiara.</p>
<p><strong>Percorrendo una trentina scarsa di chilometri</strong>, siamo poi giunti a Perugia, capoluogo umbro. Altro borgo antico, altro divieto di transito con l’automobile, lasciata in un parcheggio ai piedi della città. Una caratteristica che ci ha immediatamente affascinato è la posizione sopraelevata del centro storico. Lo abbiamo raggiunto tramite un sistema di scale mobili, transitando anche all’interno di quella sede che, fino al 1860, rappresentò l’egemonia del potere papale: la Rocca Paolina, risalente al XVI secolo. A sèguito di varie demolizioni, di essa – a oggi – restano soltanto i sotterranei con alcuni basamenti di prestigiosi edifici di epoca medievale. All’uscita degli androni – secondo noi talvolta un po’ tetri – della scala mobile, i nostri occhi hanno rivisto la luce in piazza Italia, dalla quale si dipartono i due corsi principali della città.</p>
<p><strong>Percorrendo, in particolare, corso Pietro Vannucci</strong>, siamo presto giunti nella centralissima piazza IV Novembre, caratterizzata da opere di grande prestigio artistico. Innanzitutto, la medievale Fontana Maggiore, decorata con ben cinquanta bassorilievi e ventiquattro statue, che ne fanno un esemplare di armonia di forme ed eleganza. Poi la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori. Quest’ultimo è la sede della Galleria nazionale dell’Umbria: collezione di dipinti locali, fra cui spiccano alcune tavole del Perugino.</p>
<p><strong>La cultura di un luogo comprende anche la cucina.</strong> In questo weekend ci siamo quindi lasciati sedurre da un profumo che pervade svariati negozi del centro: quello del tartufo. Abbiamo approfittato della cordialità dei perugini, godendo peraltro della simpatia della loro inflessione dialettale, simile a quella toscana. Un venditore di prodotti alimentari tipici ci ha illustrato una delle sue giornate tipo, alla ricerca del pregiatissimo tubero, sulle colline umbre, soprattutto nella zona di Norcia. Siamo rimasti affascinati dalla sua conoscenza di talune astuzie al riguardo, svelateci in parte. Ma, in particolare, dall’affetto con il quale ha addestrato, all’uopo, il suo cane: utilizzando, cioè, un metodo decisamente più rispettoso – dell’animale – di quello adottato da alcuni suoi “colleghi”, che tengono la bestia a digiuno per interi giorni, prima di portarla con sé nei boschi.</p>
<p><strong>Il tartufo è il principe della tavola umbra</strong>, in ogni stagione: quello estivo ha un interno chiaro; quello invernale, più scuro. Nei negozi alimentari non c’è che l’imbarazzo della scelta sul vasetto di salsa tartufata da acquistare, di varie dimensioni e prelibatezza. E non ci è mancata occasione di assaggiarne il gusto in svariati piatti tipici della zona, perfino sulla pizza. Ottimo anche il cinghiale, del quale è ricco l’habitat boschivo. Cucinato in varie modalità, esso arricchisce ulteriormente la cucina locale. Ovunque ci si trovi, l’Umbria è una regione da visitare assolutamente: la sua posizione geografica – centralissima – offre poche giustificazioni per non farlo!</p>
<p>Le immagini: vedute di Assisi (recente e da una cartolina degli inizi degli anni Sessanta, curiosamente quasi uguali, in quanto riprese da un punto di vista identico) e una foto del tartufo nero di Norcia.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n. 116, agosto 2015)</p>
<p>LucidaMente ha pubblicato altri articoli su Assisi e Perugia, soprattutto sulla celebre “marcia”, tra i quali:</p>
<p>Giuseppe Licandro, Il rapporto tra mezzi e fine in Aldo Capitini;</p>
<p>Giuseppe Licandro, Non sono troppi 24 miliardi spesi per le armi?;</p>
<p>Giuseppe Licandro, «Svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai!»;</p>
<p>Viviana Viviani, Una lettera indirizzata a chi ideò la Perugia-Assisi.</p>
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		<title>“Tablet e smartphone da vietare ai minori di 6 anni”</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 21:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli on line su Lucidamente.com]]></category>

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		<description><![CDATA[Che bambini e ragazzi vivano la propria età. Durante un incontro (“Diventeranno adulti ma ancora non lo sono”), tenutosi a San Lazzaro di Savena (Bologna) il pedagogista Daniele Novara ha fornito pillole formative e consigli pratici sull’educazione dei figli, con uno sguardo particolare alla responsabilità di televisione e nuove tecnologie. Il pericolo dell’“adultismo” È fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che bambini e ragazzi vivano la propria età. Durante un incontro (“Diventeranno adulti ma ancora non lo sono”), tenutosi a San Lazzaro di Savena (Bologna) il pedagogista Daniele Novara ha fornito pillole formative e consigli pratici sull’educazione dei figli, con uno sguardo particolare alla responsabilità di televisione e nuove tecnologie. Il pericolo dell’“adultismo”</strong></p>
<p>È fondamentale che i genitori si rapportino con<span id="more-602"></span> bambini, preadolescenti e adolescenti secondo l’età e il loro relativo quoziente cognitivo, pur nelle difficoltà e nelle tentazioni che si incontrano nella società odierna. Devono farlo seguendo modelli educativi condivisi. Questo l’assunto sostenuto lo scorso martedì 17 marzo, in una serata a tema, tenuta presso l’aula magna della scuola secondaria di primo grado Jussi, in via Kennedy 57 a San Lazzaro di Savena (Bologna), alla presenza di numerosi genitori e insegnanti.</p>
<p><strong>L’evento, dal titolo <em>Diventeranno adulti ma ancora non lo sono</em></strong>,  è inserito nel progetto Osservatorio permanente sui comportamenti degli alunni. A condurlo, Daniele Novara, pedagogista, saggista e docente all’Università Cattolica di Milano, nonché fondatore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. Novara ha posto l’attenzione dei presenti sul fenomeno del cosiddetto “adultismo”: la tendenza cioè dei genitori a considerare i figli più adulti di quello che realmente sono, in quanto incapaci di sostenere determinate responsabilità nei loro confronti. Numerosi sono i fattori che, oggigiorno, contribuiscono al suo dilagare. La televisione, prima di tutto: sceneggiati come Violetta – adatti a un pubblico almeno preadolescenziale – vengono seguiti già da spettatori di otto, nove anni, età in cui le bambine preferiscono (ancora) la magia alle dinamiche tipiche della pubertà. Ma nemmeno le aziende di tecnologia vengono incontro ai genitori: vi sono infatti in commercio delle app destinate a piccoli utenti di 6 mesi, con emoticon e immagini che si animano con un semplice touch.</p>
<p><strong>Il marketing ignora – o forse vuole ignorare – una questione fondamentale</strong>: non si può consegnare una tastiera (tablet, smartphone, ecc.) a un bambino che non abbia ancora compiuto 6 anni. Entro questa età, infatti, in lui avviene un importante completamento di motricità fine, ottenibile soltanto facendogli tenere in mano una biro e offrendogli la possibilità di dare sfogo alla propria fantasia su un foglio di carta. La crescita dei figli, infatti, si inquadra all’interno di fasce temporali convenzionalmente riconosciute; la “prima infanzia” va dalla nascita alla conclusione della scuola materna (0-6 anni); la “seconda infanzia” comprende i primi tempi della scuola primaria (7-9 anni); la “preadolescenza”, dagli ultimi anni della primaria fino a tutta la scuola secondaria di primo grado (10-14 anni); l’“adolescenza” riguarda infine i ragazzi dai 15 ai 25 anni, periodo nel quale si completa la formazione della corteccia cerebrale. È pertanto fondamentale che i genitori fissino le regole per i propri figli a seconda delle peculiarità di ogni fascia di età.</p>
<p><strong>Il passaggio che crea più difficoltà ai genitori è quello fra la prima </strong>e la seconda infanzia. È infatti in questa fase che si rischia di commettere gli errori più gravi; primo fra tutti, responsabilizzare troppo un figlio nei confronti di un altro. Nella fattispecie di due fratelli, per esempio, di 3 e 7 anni, occorrerebbe bandire frasi – rivolte al più adulto – del tipo «Dividi i giochi con il tuo fratellino», oppure «Tu sei il più grande e devi proteggere il più piccolo», o ancora «Ciò che è tuo è vostro». La figura del fratello o della sorella maggiore costituisce un elemento positivo nella vita di un bambino, una sorta di modello da raggiungere e con il quale confrontarsi. Se i genitori responsabilizzano troppo i grandi nei confronti dei minori, commettono il grosso errore di far loro sorpassare – e quindi perdere – le fasi tipiche di crescita, invece fondamentali. Fra la fine dell’infanzia e la preadolescenza, poi, si assiste al progressivo allontanamento dei ragazzi dalla figura materna, considerata fino a quel momento una sorta di “nido” e al contestuale avvicinamento a quella del padre, visto come un vero e proprio esempio da seguire, soprattutto per i maschi.</p>
<p><strong>L’educazione è la capacità di sintonizzare le regole educative</strong> con l’età di bambini, preadolescenti e adolescenti. È quindi bene non intervenire sulle singole autonomie, lasciando ai figli – come sosteneva anche Maria Montessori – la libertà di agire secondo le capacità che via via acquisiscono nella crescita. Per esempio, per la vestizione occorre attendere circa i 7 anni; per una preparazione completa dello zaino, il terzo-quarto anno della scuola primaria. Tablet e smartphone – con Internet utilizzabile senza controllo – possono costituire un serio rischio per preadolescenti e adolescenti, considerata la loro bassissima percezione del pericolo. Altro elemento da valutare è quanto l’attenzione e la concentrazione siano piuttosto limitate: in media di 15 minuti a 6-7 anni e di 45 minuti al massimo a 15-16. Sono pertanto fondamentali delle pause motorie, nelle quali bambini e ragazzi possono recuperare le energie necessarie a proseguire con impegno le lezioni. Il concetto di diritto-dovere, poi, risulta ancora incomprensibile nell’età della scuola primaria.</p>
<p><strong>Inoltre, spesso vi sono due grandi sfasature – entrambe a livello notturno </strong>– riguardo al suddetto concetto di educazione. Innanzitutto il lettone: una ricerca condotta qualche anno fa dimostra che il 60% dei bambini – 1 su 5 – passa l’intera notte nel letto dei genitori; una percentuale minore, invece, vi arriva all’alba. Sarebbe bene che tale comportamento scomparisse via via dopo il compimento dei 3 anni: da questa età in poi, infatti, avvengono delle piccole rivoluzioni a livello cognitivo. In secondo luogo, vi è la questione del sonno: la sua carenza comporta addirittura danni sul piano neuropsicologico. Per esempio, i bambini della scuola primaria dovrebbero dormire almeno 10 ore per notte (per esempio, dalle 21 alle 7). Ma anche preadolescenti e adolescenti non devono farsi mancare un congruo numero di ore di riposo. Queste regole, ma in generale qualunque modello educativo venga scelto per la crescita dei figli, deve essere assolutamente condiviso da entrambi i genitori, anche qualora essi siano separati o divorziati.</p>
<p>Le immagini: il pedagogista e docente universitario Daniele Novara; Violetta, noto personaggio del momento; litigi tra fratelli nel gioco e bambini nel lettone.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n.112, aprile 2015)</p>
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		<title>Don Puglisi secondo D’Avenia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 20:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Speranze e tormenti vissuti dal coraggioso sacerdote palermitano durante l’estate del suo assassinio, nel romanzo “Ciò che inferno non è” (Arnoldo Mondadori) Saper cogliere un bagliore di luce anche in situazioni che oggettivamente ci appaiono atroci: questa era l’assoluta convinzione del sacerdote Giuseppe Puglisi (meglio noto come don Pino Puglisi), assassinato dalla mafia il 15 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Speranze e tormenti vissuti dal coraggioso sacerdote palermitano durante l’estate del suo assassinio, nel romanzo “Ciò che inferno non è” (Arnoldo Mondadori)</strong></p>
<p>Saper cogliere un bagliore di luce anche in situazioni che <span id="more-599"></span>oggettivamente ci appaiono atroci: questa era l’assoluta convinzione del sacerdote Giuseppe Puglisi (meglio noto come don Pino Puglisi), assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993 nel quartiere palermitano di Brancaccio, dove era nato. Da alcuni anni vi si stava battendo per far avere alla sua gente nient’altro che la dignità minima: una scuola media e uno spazio protetto dove far giocare i ragazzi. E tale è anche l’assunto del nuovo romanzo di Alessandro D’Avenia, Ciò che inferno non è (Arnoldo Mondadori, pp. 317, € 15,00), che ripercorre gli ultimi tre mesi di vita del sacerdote.</p>
<p><strong>Il sorriso innocente di un bambino valeva per il prete</strong> più di qualsiasi bruttura che la vita mostrava quotidianamente ai suoi occhi. La sua battaglia era ambiziosa e difficile: ribaltare una realtà radicalizzata da tempo memorabile secondo cui «lo Stato è un participio passato, mentre la Mafia è presente e futuro». Una convinzione portata avanti e difesa pur con mille difficoltà, oggettive e non. Particolarmente toccante è la disperata invocazione che, poco prima di morire, don Puglisi rivolge a Colui per il quale ha rinunciato a tutto: non essere lasciato solo. La sua lotta senza armi è stata interrotta nel giorno del cinquantaseiesimo compleanno. Gli esecutori dell’omicidio non sono più riusciti a dimenticare il peggior affronto che la vita potesse riservare loro: il sorriso redentore offerto dalla vittima, pistola puntata alla testa, un istante prima di morire; gli occhi di «un padre che corre incontro al figlio lontano da tempo… E in quello sguardo loro rivedono se stessi com’erano da bambini».</p>
<p><strong>A fare da cornice alla quotidianità del sacerdote</strong> si inserisce quella di alcuni personaggi di Brancaccio. Donne e bambini, soprattutto: coloro che don Puglisi – chiamato affettuosamente 3P – chiamava “la mia famiglia”. Sono le stesse persone difese dal disagio sociale di una terra che talvolta non perdona la non appartenenza a una certa stirpe: Francesco, un bambino che abita con una madre costretta a prostituirsi e a fargli da padre; Lucia, una sedicenne che, sognando di diventare una regista cinematografica, supera il disagio della dignitosa povertà in cui versa con la sua numerosa famiglia; Totò, un bimbo che scorge nelle corde di una chitarra tutta l’armonia e la bellezza dell’esistenza. Tra loro si inserisce Federico, studente diciassettenne di don Puglisi: un adolescente della “Palermo bene”, quella che non deve fare quotidianamente i conti con minacce e soprusi.</p>
<p><strong>Nell’estate del 1993 Federico decide – contro il parere della famiglia</strong> – di rinunciare a una vacanza-studio in Inghilterra. Don Pino gli ha chiesto da tempo di aiutarlo, indipendentemente dalla sua fede, a far giocare i bambini di Brancaccio, sottraendoli dalla strada. Quando il ragazzo varca il passaggio a livello che separa il quartiere dal resto della città, conosce una realtà che lo cambierà: la quotidianità finora vissuta era effimera. Al di là delle rotaie lo attende la vita vera, che lui difenderà con tanta forza d’animo; lì conoscerà anche l’amore, che altrettanto dovrà proteggere dalla prepotenza di chi non accetta la sua presenza nel sobborgo. Ciò che prova verso Lucia è un sentimento autentico, profondo e delicato, che di colpo lo fa maturare ben oltre i suoi diciassette anni. All’unisono sperimentano il desiderio di appartenersi, l’angoscia per un futuro insieme immaginato a fuggire dalla malvagità dei malavitosi, prima ancora che vissuto con la beatitudine di tutti gli innamorati. Ma la voglia di riscatto della loro esistenza vince su tutto, grazie al coraggio, una sorta di eredità lasciata loro da don Pino, da non disperdere per non rendere vana l’esperienza del sacerdote su questa terra.</p>
<p><strong>Sapevamo che l’autore fosse palermitano, ma soltanto</strong> dopo aver letto il romanzo abbiamo colto l’incalzante ambizione di affrancare moralmente la sua terra. Fra le pagine dell’opera si scorgono la profondità delle proprie radici e l’orgoglio di appartenere a una città culturalmente inimitabile, costituita da un popolo che non perderà mai la forza di guardare avanti e di sperare in un futuro migliore, di intravedere un angolo di paradiso nonostante tutto l’inferno che è costretta a vedere ogni giorno. La vicinanza di D’Avenia al mondo giovanile si scorge nelle realistiche descrizioni delle inquietudini adolescenziali dei protagonisti, ma anche e soprattutto nella poesia con cui viene descritta la purezza dei loro sentimenti. Ciò che inferno non è si rivela un romanzo molto profondo, capace di parlare al cuore di tutti, credenti e laici. È una storia in cui l’assenza di suspense è dovuta alla preventiva conoscenza dell’epilogo di un avvenimento storico. Ma è ben compensata dallo stupore che si prova nel rendersi conto che per sentirsi felici bastano davvero pochi gesti, racchiusi in una semplicità che via via scompare con il trascorrere della vita.</p>
<p>Le immagini: la copertina di Ciò che inferno non è e una foto di don Pino Puglisi.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n. 110, febbraio 2015)</p>
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		<title>Madri assassine 1: che cosa sta succedendo?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 20:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Modalità e fini differenti per delitti con un unico esito: annientare il proprio futuro. La società dovrebbe interrogarsi sui moderni ruoli genitoriali e la loro responsabilizzazione Nella cronaca delle ultime settimane le notizie riguardanti gli infanticidi sembrano rincorrersi all’impazzata, in una sequenza tanto sconvolgente quanto allarmante. In pochi giorni si sono succeduti eventi – seppur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Modalità e fini differenti per delitti con un unico esito: annientare il proprio futuro. La società dovrebbe interrogarsi sui moderni ruoli genitoriali e la loro responsabilizzazione</strong></p>
<p>Nella cronaca delle ultime settimane le notizie riguardanti<span id="more-594"></span> gli infanticidi sembrano rincorrersi all’impazzata, in una sequenza tanto sconvolgente quanto allarmante. In pochi giorni si sono succeduti eventi – seppur compiuti con modalità e fini diversi – per mano della stessa categoria di persone: i genitori, ovvero coloro che, più di altri, dovrebbero difendere i bambini. Di fronte a questa escalation, la nostra società non può più permettersi di fare finta di nulla.</p>
<p><strong>Questi i fatti più salienti.</strong> Santa Croce Camerina (Ragusa), 29 novembre 2014: il corpo strangolato di Loris Stival, 8 anni, viene ritrovato in un canalone. Del brutale omicidio viene accusata la madre Veronica Panarello – attualmente in carcere – che continua a proclamarsi innocente. La donna ha dato prova di troppe incongruenze e nemmeno il marito e la famiglia sembrano crederle. Le autorità stanno indagando su un eventuale complice. Bordighera (Imperia), notte tra 9 e 10 dicembre 2014: il cadavere di Semyon – di appena 10 mesi – viene rinvenuto nelle gelide acque del mare antistante Bussana, frazione di Sanremo. La mamma, Natalia Sotnikova, una russa in vacanza in un lussuoso hotel, confessa l’omicidio con parole agghiaccianti: ha deliberatamente ucciso il figlio perché convinta che soffrisse di crisi epilettiche e di schizofrenia. Rapallo (Genova): un trentasettenne, Alessio Loddo, dopo aver massacrato a pugni l’ex compagna, Gisella Mazzoni, la finisce con due coltellate. Poi, prende in braccio il figlio di un anno e con lui si getta dalla finestra dell’appartamento sito all’ultimo piano del palazzo. E, se si torna indietro di una quindicina di anni, la lista è lunga, fino a ritrovare il più celebre di tutti, il cosiddetto “delitto di Cogne”.</p>
<p><strong>In merito alle cause che scatenano </strong>gesti così estremi vi sono diverse teorie, che in questa sede non desideriamo analizzare. Ultimamente, i salotti televisivi sono affollati di esperti in psichiatria, psicologia e criminologia: ognuno fornisce una spiegazione secondo il proprio punto di vista, in qualità di specialista in materia, poiché non vi è una interpretazione universale che riesca a giustificare tali omicidi né che possa alleviare lo sgomento di chi segue tali approfondimenti sul piccolo schermo. Una cosa è però certa: lo scopo primario dell’omicida – spesso vissuto a livello inconscio – è quello di infliggere una pena terribile a se stessi prima che agli altri. Chi compie un infanticidio distrugge il suo futuro, la sua discendenza. Pone fine al proprio patrimonio più prezioso e intoccabile: il sangue del suo sangue.</p>
<p><strong>Non basta rimanere attoniti di fronte a notizie così sconvolgenti. </strong>Dobbiamo consolidare in noi e far capire alle giovani generazioni l’idea e il sentimento che l’infanticidio è e rimane un atto contro natura. Occorre inoltre chiederci quanto la mente umana possa essere condizionata dal’improvvisa responsabilizzazione che inevitabilmente il ruolo di genitore comporta e in che misura incida la altrettanto repentina mancanza di libertà di una neomamma. La tollerabilità della nuova dimensione di un’esistenza che deve innanzi tutto affrontare gli impellenti bisogni di un figlio è piuttosto soggettiva. Domandiamoci ancora quanto condizioni una violenza subìta in gioventù o, più in generale, un’infanzia violata. Avrà contato l’effetto emulativo, per chi riteneva di avere problemi irrisolvibili altrimenti? Avrà inciso pure la eco che i mass media hanno inevitabilmente riversato su tutti noi che ascoltavamo la cronaca di quei giorni? Soltanto coloro che hanno compiuto simili atti criminosi lo sanno. In tutto ciò, il rischio più concreto è che, al reiterarsi di tali incresciosi eventi, ci si possa in un qualche modo assuefare e che i ragazzi di oggi – i genitori di domani – non se ne stupiscano più. E questo, la nostra società non lo può permettere.</p>
<p>Emanuela Susmel</p>
<p>(LucidaMente, anno X, n.109, gennaio 2015)</p>
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		<title>Camilla Läckberg e il suo baule straripante di mistero</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 08:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Susmel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo “Il bambino segreto” (Mondadori) della scrittrice svedese, crimini di guerra e amori impossibili, raccontati sullo sconvolgente palcoscenico della Seconda guerra mondiale, si intrecciano inesorabilmente con una storia dei nostri giorni Un romanzo storico, giallo e sentimentale; un intreccio di storie parallele che, vissute in epoche differenti, si ricongiungono tra loro. Il lettore si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel romanzo “<em>Il bambino segreto</em>” (Mondadori) della scrittrice svedese, </strong><strong>crimini di guerra e amori impossibili, raccontati sullo sconvolgente palcoscenico della Seconda guerra mondiale, si intrecciano inesorabilmente con una <a title="storia" href="http://www.lucidamente.com/category/storia-2/">storia</a> dei nostri giorni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo storico, giallo e sentimentale; un intreccio di storie parallele che, vissute in <span id="more-484"></span>epoche differenti, si ricongiungono tra loro. Il lettore si confronta – lungamente ma senza stancarsi – con sentimenti contrastanti, in una cornice di autentica <em>suspense</em>: l’umiliazione del razzismo; il desiderio di riscattarsi con l’amore da una scomoda condizione sociale; l’annullamento del proprio io. Insomma, se <strong>Camilla Läckberg</strong>, con <em>Il bambino segreto</em> (Edizioni Mondadori Direct, pp. 526, € 19,00), desiderava realizzare un vero <em>thriller</em>, c’è riuscita perfettamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/15-LACKBERG.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/15-LACKBERG.jpg" alt="15-LACKBERG" width="170" height="264" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vicenda inizia con il ritrovamento, nella Svezia</strong> dei giorni nostri, del cadavere di un uomo ammazzato senza apparente ragione. Le indagini vengono svolte parallelamente dal Commissariato di polizia di Fjällbacka e da Erica, una giovane scrittrice che concilia il lavoro con l’esigenza di fare luce – una volta per tutte – sul mistero chiuso in un baule nella sua soffitta: una cassa che contiene oggetti di un passato tenuto nascosto, vissuto decenni prima dalla madre ora scomparsa. E proprio uno di quelli – una medaglia nazista – viene consegnato dalla ragazza a uno studioso della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>; lo stesso uomo che viene ucciso appena due giorni dopo il loro incontro. Erica è aiutata in questa missione dal compagno, agente del Commissariato di Fjällbacka temporaneamente in congedo parentale. Di fatto, per lei si tratta di un percorso umano pieno di sorprese e ostacoli, che le fanno comprendere per la prima volta chi sia stata realmente Elsy, sua mamma: una donna della quale lei ha continuamente percepito la durezza del carattere e l’assoluta mancanza di affetto verso le figlie e la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La verità che il lettore, “divorando” pagine intrise</strong> di commozione, scoprirà insieme a Erica è ben diversa: Elsy è stata una ragazzina che, ad appena 14 anni, si è dovuta simultaneamente confrontare con le atrocità del nazismo, la perdita del padre, una maternità inaspettata, frutto di un sentimento autentico e salvifico, l’inspiegabile e sconvolgente abbandono da parte del compagno di una vita soltanto sperata, il parto – dolorosissimo e senza il conforto di un familiare – di una creatura che le viene strappata per sempre dopo un solo, indimenticabile abbraccio. Infine, la promessa a se stessa che mai più, nella propria vita, si sarebbe affezionata o avrebbe amato qualcuno. Nel disvelamento di questi misteri, l’autrice non dimentica di porre l’attenzione sulle attuali forme di esaltazione del nazismo, sui sopravvissuti retaggi del passato, rinvigoriti da una generazione all’altra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/15-Camilla-Lackberg.jpg"><img src="http://www.lucidamente.com/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/15-Camilla-Lackberg-253x300.jpg" alt="15-Camilla Lackberg" width="236" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dallo scorso gennaio sul canale digitale terrestre 50</strong> (la effe) è andata in onda la trasposizione televisiva della storia (vedi <a href="https://www.youtube.com/watch?v=OCO47XqAkyY.">trailer</a>). Dell’opera scritta il pubblico avrà ritrovato il ritmo incalzante e il finale (benché immaginabile da un certo punto in poi) come conclusione di un assoluto crescendo? Avrà notato la differenza di stile tra la modernità dei dialoghi odierni e la raffinatezza delle lettere scritte da Elsy ragazzina del secolo finito? Di sicuro, lettori e spettatori si saranno posti i medesimi, molteplici interrogativi: quanto una guerra può cambiare l’animo umano? La vendetta è davvero l’unica risposta all’odio? I sentimenti possono mutare nel tempo? Ognuno di noi scoprirà le risposte – libro alla mano – nel proprio intimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le immagini</strong>: la copertina de <em>Il bambino segreto</em> e una foto di Camilla Läckberg.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emanuela Susmel</strong></p>
<p><em>(LucidaMente, anno IX, n. 108, dicembre 2014)</em></p>
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